c’était seulement une rose?

” E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.

Il Piccolo Principe soccorre. Sempre.
Da piccoli, da grandi, da piccoli grandi, da grandi piccoli.

Solo, non sono d’accordo sia mai tempo perduto: quello speso ad accudire una propria Rosa, intendo dire; specialmente quando è un tempo voracemente amato, territorio di pervicacia, landa mai desolata per le scorribande dello spirito e di un corpo in costante debito di vita.

Con un minuscolo enorme atto di coraggio, va preso atto che è un tempo che ha fatto il suo tempo, ma non per questo appartiene di meno, anzi: si sedimenta come fondamentale.

Solo, è tempo di archiviare questa Rosa, badando bene di salvaguardarla tra le pagine del libro della propria personale narrazione, corrugando la fronte per sostenere insostenibile mancanza.
Ah! che lusso impervio da praticare, la mancanza! Di qualcuno, di qualcosa…
Obbliga a guardare avanti, a progredire nonostante. E questa è buona cosa. Terribile ma buona…

È da gennaio che qui campeggia l’immagine di una rosa. Di gennaio, appunto. Una rosa coraggiosa e rosa. Mi era così piaciuta e l’avevo fotografata.
Adesso mi intristisce, da un po’ mi sembra proprio troppo sola.

Passiamo oltre, Ròsa rósa, così cara e così insidiosamente per un qualche forse per sempre così mia…

L’important…

rosadigennaio

… c’est la rose.

“Pour courir vers d’autres lunes
Pour courir d’autres fortunes
L’important…

L’important c’est la rose
L’important c’est la rose
L’important c’est la rose
Crois-moi”.

[G. Bécaud, L’important, c’est la rose]

[19janvier13,  dédié à Cristina:
Rappelle-toi, ma chère Crì: de toute façon, TU, es toujours la rose!]